domenica 20 gennaio 2008

L’università di Roma “La Sapienza” respinge l’integralismo sanfedista

Versione 1.0

Sono finito nell’indirizzario di Magna Carta perché avevo dato la mia email in occasione del convegno sulla “democratizzazione forzata” del paesi mediorientali, un ignobile ed infame convegno volto a preparare l’opinione pubblica italiana ed europea ad una nuova guerra contro l’Iran, caratterizzata dalle stesse menzogne che hanno preceduto la guerra contro l’Iraq, che è costata qualche milione di morti. Adesso l’Occidentale di Quagliarello si distingue per una nuova bravata. Pensa di chiamare a raccolta il conformismo accademico italiana, per firmare un appello tanto sciocco quanto mistificatorio dei fatti. Ho da poco aperto la posta ed è tardi e sono stanco. Non posso scrivere perciò con l’abituale fluidità. Non voglio tuttavia indugiare a rispedire al mittente l’Appello che ho ricevuto e che riporto subito di seguito. Ad esso segue la mia risposta che è stata spedita alla Redazione dell’Occidentale. Vedo però che lo stesso testo è pubblicato nel blog dell’ineffabile Giorgio Israel, che con l’occasione combatte una nuova battaglia, dopo che Odifreddi gli ha ricordato le suo occupazione nel foglio parafascita «Informazione Corretta». Ne è seguita una divertente diatriba per i quali rinvio i lettori di questo blog ad altro mio sito. Qui ora l’ignobile testo lanciato da suppongo Quagliarello, con il quale mi compiaccio di trovarmi nello stesso partito di FI per potermi a lui contrapporre:

L’università non può arrendersi.
[Appunto, non intendo arrendermi davanti ai vostri attacchi sanfedistici!]

Il bavaglio degli studenti, [quale bavaglio? degli studenti o «agli» studenti¡] la voce dei docenti [quale voce? Quella di Quagliarello dalla Luis o la mia dalla “Sapienza”? Non esiste per tutti la libertà di insegnamento in questo Paese governato dal Vaticano?]

QUESTO E' UN APPELLO PROMOSSO DA UN GRUPPO DI DOCENTI UNIVERSITARI.
CHI VUOLE ADERIRE E' PREGATO DI FARLO AL SITO DE L'OCCIDENTALE E DI INVITARE AMICI E COLLEGHI A FARLO
http://www.loccidentale.it/ (oppure cliccando direttamente sul titolo)

Che Benedetto XVI sia stato costretto a rinunciare a tenere il suo discorso durante l’inaugurazione dell’anno accademico all’Università “La Sapienza” di Roma è un fatto di gravità inaudita. È un’offesa per tutti coloro che hanno a cuore la concordia civile nel nostro Paese, che credono nella laicità delle istituzioni e che proprio per questo difendono come una preziosa risorsa civile il diritto della religione a esprimersi nello spazio pubblico. Ma il fattaccio de “La Sapienza” costituisce soprattutto un’offesa all’Università, allo spirito di libertà, verità, dialogo e tolleranza che dovrebbe animarla; è il segno di una crisi, sulla quale si dovrebbe aprire una grande discussione pubblica. Non è ammissibile che “La Sapienza” sia potuta diventare, anche se solo per un giorno, il luogo della più intollerante ideologia, né sono ammissibili certi penosi tentativi di sminuire l’accaduto, quasi che si sia trattato di una goliardata qualsiasi. Non doveva accadere. Si doveva fare in modo che non accadesse. Punto.
Unendoci a tutti coloro, moltissimi, che in questi giorni hanno fatto sentire a Benedetto XVI la loro vicinanza e solidarietà, riteniamo che ci sia comunque un modo per riparare, almeno in parte, all’offesa che gli è stata arrecata: è quello di prendere sul serio le parole che avrebbe voluto rivolgere di persona all’intera comunità accademica della Sapienza. Sono parole che denotano una grande passione per l’uomo, per la verità e per la libertà. È precisamente questa passione che tutti, professori e studenti, dobbiamo ritrovare. L’Università deve tornare a interrogarsi seriamente su se stessa, sul senso della sua missione, sul contributo che ha saputo dare al dispiegamento di una cultura politica laica e pluralista; non può arrendersi, direbbe Benedetto XVI, “davanti alla questione della verità”, altrimenti sarà sempre esposta al pericolo che certi tristi episodi come questo possano verificarsi di nuovo.
primi firmatari:
Elena Aga Rossi — Università de L'Aquila e Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione
Sergio Belardinelli — Università degli Studi di Bologna
Marco Bersanelli — Università Statale di Milano
Giancarlo Cesana — Università degli Studi di Milano Bicocca
Valentina Colombo — Institute for Advanced Studies di Lucca
Luigi Compagna — LUISS - Libera Università degli Studi Sociali "Guido Carli"
Raimondo Cubeddu — Università degli Studi di Pisa
Marcello Fedele — Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Bruna Ingrao — Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Giorgio Israel — Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Assuntina Morresi — Università degli Studi di Perugia
Paola Navotti — Università degli Studi di Milano Bicocca
Giovanni Orsina — LUISS - Libera Università degli Studi Sociali "Guido Carli"
Gaetano Quagliariello — LUISS - Libera Università degli Studi Sociali "Guido Carli"
Lucetta Scaraffia — Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Luigi Ventura — Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Victor Zaslavsky — LUISS - Libera Università degli Studi Sociali "Guido Carli"
Respingo al mittente il vostro appello e confermo la mia piena solidarietà ai 67 Colleghi di Fisica. Restano per me incomprensibili i motivi che hanno indotto il Rettore Guarini ad affidare al Pontefice quella ”Lectio magistralis” che per consolidata tradizione è sempre stata tenuta da un docente della stessa Sapienza. Tutti i giorni diversi dall’inaugurazione dell’anno accademico restano disponibili per docenti visitatori provenienti da ogni parte del mondo. In un contesto adeguato possono certamente parlare alla Sapienza i rappresentanti di ogni credo religioso. Se tanto lo desidera Sua Santità, sono ben lieto di ospitare una sua lezione nell’ambito dei miei seminari: è falso che non lo si voglia far parlare nel mio Ateneo. Un’università laica come la Sapienza non è tuttavia il luogo adatto per chi vuol fare apostolato. Da Studente per fruire di un insegnamento autenticamente laico scelsi nel lontano 1970 di immatricolarmi alla “Sapienza” invece che in uno dei numerosi istituti cattolici esistenti nella Capitale. Come Docente conservo la stessa idea di laicità che mi fu trasmessa quando ero Studente.

Giudico infame e vergognoso il linciaggio mediatico di questi giorni che confermano soltanti i miei sospetti sulla natura del tentativo. La gran cagnara ad arte orchestrata non mi intimidisce e rivendico il mio diritto a non essere cattolico: chi vuol esserlo lo sia, ma si lasci me in pace nella quiete dei miei studi.

Durante il fascismo furono solo 12 professori che rifiutarono il giuramento al regime. Adesso per lo meno sono stati in 67: la mia firma è mancata per non averlo io saputo in tempo, ma posso ben aggiungerla adesso. Se anche mai la stragrande maggioranza dei Colleghi del mio Ateneo aderisse al vostro vergognoso appello, io andrò fiero per non averlo fatto: et si omnes ego non!

Vedo tuttavia tra i vostri primi firmatari anche in nome di tal Giorgio Israel, redattore della testata sionista che nello scorso anno si è distinta per l’infame censura di Robert Faurisson presso l’università di Teramo. Fu quella vera, oggettiva, indiscutibile negazione della libertà di parola che resta autentica vergogna nella storia dell’università italiana. Cosa facevate allora illustri o miei illustri signori che vi ergete adesso a difensori della libertà di parola… del Papa! Fate ridere.

Respingo al mittente con sommo sdegno il vostro appello!


Né sapienza né fede né libertà: il nuovo sanfedismo alla Gasparri, Fisichella, Ruini

Versione 1.0
testo in progress

Mentre piovono i fulmini cristiani della scomunica sulla “Sapienza” io grazie alla dea Minerva me ne sto tranquillo nel mio fortilizio ad osservare gli eserciti sanfedisti che sfilano in piazza San Pietro. Il fatto è di quelli epocali nella storia di un paese ed io ho la consapevolezza di vivere questo momento. A considerare l’entità visibile degli opposti eserciti dovrei aver paura: tutti loro grandi e grossi ed io piccolo piccolo con pochi altri dispersi e scollegati qua e là. Sono già annunciate ritorsioni in fatto di nomine e finanziamenti alla ricerca. Addirittura il politico Gasparri ha chiesto che vengano denunciati i 67 che firmarono una richiesta al Rettore Guarini perché ritirasse l’incongruo invito fatto al papa affinché tenesse lui quella Lectio magistralis che normalmente per consolidata tradizione veniva svolta da un docente della stessa università: quali possa essere il titolo di reato non sono finora riuscito ad immaginarmelo. Ma non è così, anche se sono consapevole che la vita sarà resa difficile a quei temerari che hanno osato dire no al rito del bacio della Santa Pantofola. La Santa Pantofola? Si! È quanto è emerso da un serrato dibattito interno alla lista fra me, fondatore e proprietario della Lista, ed uno dei cattolici ammessi ed iscritti. Discepolo di Minerva, quando mi trovo ferventi cattolici, ovvero pii cristiani, non ho mai avuto alcun benché minimo interesse a far prevalere una mia pretesa superiorità sui segreti insondabili dei cultori

(segue)

sabato 19 gennaio 2008

Le motivazioni addotte per la mancata visita apostolica

Versione 1.1

È stata data come spiegazione della mancata visita del papa la motivazione che pur essendo garantita la sicurezza (al papa) del 1000 per cento, Egli non sia venuto per il timore che da possibili incidenti fra i manifestanti qualcuno, magari scivolando sul bagnato, potesse farsi male e perciò la sua paterna magnanimità lo avrebbe indotto a soprassedere. Come docente ricercatore della Sapienza dico subito che sono ben lieto che comunque non sia venuto, in una circostanza assolutamente impropria, incongrua, inopportuna foriera di ulteriori disatri: se lo desidera, potrò assai di buon grado invitarlo a parlare nell’ambito dei miei seminari su temi a lui pertinenti. Mai il Rettore Guarini avrebbe dovuto fargli un invito a tenere la Lectio magistralis di apertura dell’anno accademico: contrariamente alle tradizioni accademiche consolidate della Sapienza, che trova a ciò deputati docenti della stessa università “La Sapienza”. Confermo la mia solidarietà ai 67 Colleghi che hanno inoltrato al Rettore una lettera affinché fosse revocato l’invito. Ai detrattori dei 67 Colleghi che adducono il carattere minoritario del numero 67 dico loro che sarei stato ben lieto di aggiungere la mia firma (per quel che vale) alla loro, se fossi stato informato della loro iniziativa. Come me ritengo che la stragrande maggioranza dei docenti sia rimasto all’oscuro di ciò che stava maturando fino a quando lo “scandalo” non ha portato una grande pubblicità all’evento. Ritengo che in sordina fosse stata preparata una sorta di manovra volta a far perdere alla Sapienza quel carattere di laicità che ha sempre avuto e che nel lontano da studente 1970 mi indusse a scegliere proprio “La Sapienza” rispetto ad altre sedi universitarie dichiaratamente confessionali. In realtà, varie e diverse possono essere state le ragioni per le quali il papa ha ritenuto saggiamente di non venire, ma nessuna di queste corrisponde alle motivazioni fornite. Il che dimostra una insincerità che decisamente stona con il magistero morale che il papa pretende di esercitare.

giovedì 17 gennaio 2008

Da «Civium Libertas»: 1. La mia posizione sulla visita del papa nella mia università

Mentre maturavano gli eventi mediatici che hanno posto la «Sapienza» al centro dell’attenzione avevo scritto i primi interventi nel blog Civium Libertas. Riporto qui quegli articoli che si collocheranno nell’ambito di una mia personale critica al cattolicesimo che avevo avviato sulla scorta di un dibattito intorno al libro di Piergiorgio Odifreddi. Avevo poi trascurato questo blog non perché venuto meno il mio interesse per la critica del cattolicesimo, ma perché sopraffatto da altri impegni. Gli eventi della «Sapienza» che mi coinvolgono personalmente fanno ora ritornare con irruenza l’interesse per il progetto implicito in quel Blog. Riunisco qui, con adattamenti, miglioramenti e e sviluppi, i contributi già apparsi in “Civium Libertas” e “Club Tiberino”.

Versione 1.5
Inizialmente apparso in
Civium Libertas
il 14.01.08, dove sono rimasti i primi commenti.

Esprimo la mia posizione in merito ad un evento – la visita papale – di cui apprendo in pratica adesso, avendo letto le motivazioni dei 67 Colleghi fisici che hanno scritto al Rettore per chiedere il ritiro dell’invito al Papa. La mia irrinunciabile presa di posizione mi procura un certo imbarazzo con non pochi miei amici cattolici, tra i quali, proprio adesso, un gesuita, che mi ha appena chiesto di venire a casa mia per questioni di computer e con il quale eviterò di entrare in argomento.

Per quanti vogliono leggere la mia posizione, stesa rapidamente, possono trovarla qui, dove elaborerò le appropriate argomentazioni e la dovuta forma, se necessario, ma è cosa che faccio malvolentieri. Il tacere potrebbe essere tuttavia qualcosa di colpevole rispetto a quelli che sono i miei profondi convincimenti ed avverto il dovere di una pubblica presa di posizione, anche per non lasciare isolati Colleghi che si sono già esposti e con i quali mi sento solidale. Addirittura, il solito parlamentare tanto opportunista quanto pessimo cattolico, per non dire ipocrita, già propone per loro una denuncia e la solita lista di proscrizione. A questi Colleghi va perciò tutta la mia solidarietà, per quello che possa contare presso la più vasta opinione pubblica.

Quando si parla di libertà di pensiero, di ricerca, di insegnamento è difficile non entrare in conflitto con la dommatica cattolica: un conflitto che dura da duemila anni e che ha visto infinite vittime sul terreno. Si usa racchiudere ciò nel binomio ragione e fede, una distinzione che a me suona ormai inaccettabile e stantia. Non voglio qui addentrami in una problematica per la quale ho predisposto un apposito blog tematico. Voglio invece richiamare brevemente la distinzione fra spazio pubblico e spazio privato della religione. Ad ognuno sono concessi degli spazi dove poter vivere nella specificità della propria natura e dei propri convincimenti. Orbene, Roma è popolata di chiese: quasi più chiese per chi vuol pregare che palazzi per abitare. Per quanto riguarda poi i rapporti del mondo universitario con la chiesa cattolica ognuno di noi docenti riceve tutti gli anni un invito dove è possibile andare in udienza dal papa, alla sala Nervi o al Laterano. Non ci sono mai andato! Esistono poi numerose università e facoltà che hanno una esplicita intitolazione religiosa (Santa Maria Assunta, San Pio, ecc.): i luoghi per l’«incontro» sono già innumerevoli. La “Sapienza”, dove mi sono laureato nel 1975 e dove da allora lavoro ininterrottamente aveva una sua caratterizzazione “laica”, che è ora gravemente compromessa, malgrado le acrobazie verbali del Rettore Guarini.

La visita di Ratzinger – che in Parma tentò di attenuare la realtà di un processo che in condizioni di normale libertà non avrebbe dovuto neppure essere iniziato – assume i connotati di una conquista manu militari dell’ultima area di resistenza di un pensiero che non vuole rinunciare alla sua laicità e non si arrende ai poteri forti. Non sono un fautore dello scontro di religione o della per me assurda contrapposizione credenti/non credenti, ma ritengo che il luogo della religione sia la chiesa, la cappella, il sacello, non un’università che può essere se stessa solo se conosce come sua regola il sano esercizio della ragione senza uso improprio della Fede e senza la minaccia del potere ecclesiastico che la interpreta autoritativamente. Nell’Aula Magna dell’Università di Roma La Sapienza campeggiano due grandi busti, di cui uno raffigura Galileo Galilei. Mi chiedo quale sofferenza venga ora nuovamente inflitta a chi non ebbe il coraggio di salire sul rogo per amore della verità ed accettò di abiurare ciò che sapeva esser vero pur di poter vivere. Da allora la lezione che fu data agli intellettuali fu che prima viene la pelle e con la pelle tutti i possibili interessi e solo dopo se non costa nulla la verità ed i propri convincimenti. Mi chiedo con quale coerenza il Rettore pensi di poter stare al suo cospetto e di poterlo anche lontanamente rappresentare.

Aggiorno questo post alla luce degli sviluppi successivi che hanno visto il papa nel frattempo rinunciare alla visita. Mi avvalgo anche del lucido anche se breve intervento di Stefano Rodotà in Ballarò. Rodotà che non ha firmato (neppure io) la lettera dei 67 docemti di Fisica si è però detto d’accordo e solidale con loro (pure io). Rodotà ha inoltre reso responsabile del pasticcio lo stesso Rettore Guarini, che dimostra di essere il peggior Rettore che io ricordi, non solo per questo fatto, ma anche per le sue promesse fraudolente in campagna elettorale, poi spudoratamente disattese. Rodotà ha giustamente rimproverato a Guarini di aver cercato l’evento mediatico con l’invito al papa. Detto invito si è subito rivelato un’inaudita enormità, per motivi che do qui per evidenti. Costretto a retrocedere, il Rettore ha combinato un ulteriore pasticcio: visto che è stato restaurata la Cappella universitaria (non me ne ero neppure accorto!), il papa sarebbe venuto per questa occasione, ma poi visto che si trovava a passare proprio nel giorno dell’inaugurazione dell’Anno Accademico, sarebbe venuto a fare un discorso in coda di celebrazione dell’Anno accademico: il tipico compromesso all’italiana.

Ritengo che il papa abbia voluto giocare d’astuzia. Non mi gradiscono (ed è certamente vero) ed io perciò non ci andrò e potrò passare per vittima: non mi hanno fatto parlare. E vengo qui al nodo del problema. L’università, ogni università che si rispetto, è il luogo della libertà di parola oltre che della libertà di ricerca e di pensiero (ed il papato credo che storicamente abbia avuto qualche incompatibilità con questi istituti), ma libertà di parole e di pensiero va a braccetto con libertà di contraddittorio, cioè con discussione. Non pare che un papa sia avvezzo al contraddittorio ed alla discussione. Un papa è innazitutto un sacerdote, il cui fine non è la scienza, ma il culto e la religione. La sua presenza è stata avvertita come un tentativo di confessionalizzazione anche dell’Università di Roma La Sapienza, la più grande d’Europa. Ed anche per me la presenza del papa alla Sapienza, all’inaugurazione dell’Anno Accademico e nelle circostanze date, non avrebbe avuto alcun significato culturale, ma unicamente religioso.

Non esiste un problema di conoscenza del pensiero del papa, poiché è universalmente già noto e sono infinite le sue esternazioni e possibilità di comunicazione. Nulla di nuovo avrebbe potuto dire. Esisteva anche il concreto pericolo che, parlando sulla moratoria, avrebbe ben potuto sconfinare in tema di aborto, cosa che può ben fare e fa dalle finestre di San Pietro. Pronunciate le note posizioni vaticane dal pulpito della Sapienza, avrebbero avuto l’imprimatur della Sapienza stessa, coinvolgendo tutti i docenti che vi lavorano da una vita e che non avrebbero potuto dissociarsi con eguale evidenza. Ho finito di ascoltare il contradditorio tra Buttiglione, personaggio incredibile e Cini. Mi alterno fra scrivania e televisione. A Buttiglione, mia vecchia conoscenza, idealmente rispondo: Io non ho detto al papa: “Tu non devi parlare”. Per me tu parli già troppo. Se mai potrei dire: «Basta! Non ne posso più!» Inoltre Buttiglione ha già dimostrato la sua natura ed il potere clericale: in pratica la faranno pagare bocciando la nomina a presidente del CNR di uno dei 67 firmatari. La proposta parte da Luca Volonté. Questa dimostra gli strumenti di persuasione di cui dispone il cristianesimo ed il regime di terrore che esso introduce. Uno spaccato della vita politica italiana. Cini ha sostenuto un principio ragionevolissimo: il papa è il papa. All’Università la Sapienza avrebbe potuto svolgere solo un monologo, non un dialogo.

Chiudo con una nota personale, sentendomi pienamente coinvolto. Se la visita del papa, persona a me ben nota per la sua immagine pubblica, era a me specificamente rivolta, sarebbe stata del tutto improduttiva ed assolutamente imbarazzante per quelli che sono i miei convincimenti religiosi. Se la visita non mi riguardava in nessun modo, pur essendo io a pieno titolo parte integrante della Sapienza molto più di Buttiglione e dei tanti che hanno parlato minaccaindo tuoni e fulmini, sarei stato ben lieto di disinteressarmi dell’evento, come già feci quando il Cardinale Ratzinger venne in Teramo nella mia facoltà di allora e senza minimamente disturbare la celebrazione dell’evento: già allora ed ancora oggi non ritengo che il mio sapere si costruisca partendo da Ratzinger e si fondi su di lui. Non credo che possa venirmi imputata dell’ignoranza perché ritengo di conoscere tutto quello che Ratzinger possa dire: non sono d’accordo e non ne accetto i contenuti. Ho pieno diritto di svolgere il mio lavoro scientifico senza dover sottostare alle encicliche papale. Ho pieno diritto di seguire altre vie filosofiche da quelle indicate dal papa Ratzinger. Naturalmente, non contesto né l’ho mai fatto al papa di tenere le sue prediche ed i suoi discorsi, ma essi riguardano in prevalenza la comunità dei suoi fedeli: non sono fra questi! E non mi si puà chiedere di farne parte a forza. Era ciò che stava per avvenire alla Sapienza. Quanto agli Studenti che hanno un loro modo di esprimersi fatto soprattutto di gestualità contesto le accuse loro rivolte da Buttiglione: la loro non è stata una protesta violenta. A differenza delle persone mature che ascoltano e nascondono il loro eventuale dissenso, anche per timore di ritorsioni (vedi minaccia di non conferma della nomina a presidente del CNR per essere stati fra i 67 firmatari), gli studenti si esprimono con chiarezza e senza timore. È un loro diritto ed una loro virtù. Quanto poi al fatto che siano una sparuta minoranza, è argomento innazitutto da verificare ma in ogni caso trattasi di questione che non si decide con votazione di maggioranza: et si omnes ego non! La mancata visita del papa alla Sapienza non è assolutamente un problema di libertà di pensiero e di parola.



Cronache dalla Sapienza

Non ho nulla da raccontare perché questa mattina sono giunto troppo tardi, quando tutto era già finito ho quasi. Rispetto al percorso abituale ho dovuto fare giri incredibili con la macchina accumulando ulteriore ritardo. Non ho mai vista tanta polizia. Ed è questo già un elemento stonato: secondo la vecchia tradizione una polizia mai o quasi mai dovrebbe entrare nelle unversità, meglio mai che quasi mai.

Ai Lettori abituali di questo Blog comunico che concentrerò qui le mie prese di posizione sulla vicenda La Sapienza, trasferendo qui testi iniziati altrove e scrivendo quelli nuovi. ieri sera in Porta a Porta ho potuto seguire il dibattito che ha visto tre contro tre schierati: da una parte Buttiglione (il più fondamentalista), Fisichella prete rettore di una università pontificia, la Lateranense, e collegato dalla sede del “Foglio” l’ineffabile Giuliano Ferrara, di cui forse la più qualifica accademica è stata quella di “analista” della CIA ai tempi di Craxi, secondo una qualifica che se non vado errato è lui stesso ad aversi attribuito. In virtà di una così alta qualifica ha gratificato di contumelie ed insulti i docenti della Sapienza miei colleghi firmatari della nota Lettera. Certe cose non si possono dimenticare e noi faremo tesoro delle esternazioni di Giuliano Ferrara.

L’altra squadra era composta da Cini, Pannella e Odifreddi. Apprezzo in Pannella l’accenno a quei docenti universitari che non si piegarono al giuramento al fascismo. Se ho ben compreso, egli ritiene che almeno alcuni fra quei firmatari (non capisco perché solo alcuni: evidentemente mi mancano delle informazioni) possano essere paragonati ai Martinetti che non firmarono per amore e dedizione della libertà accademica. In effetti, io sono perfettamente convinto che sia stato fatto un tentativo (per fortuna abortito) di confessionalizzare la Sapienza. Si è poi insistito nel dibattito sulla consistenza numerica dei protestatari. Per quello che vale, se fossi stato informato e interpellato in tempo, non avrei esitato ad aggiungere il mio nome. Ma se 67 al trio Buttiglione-Ferrara-Fisichella paion pochi vuol dire che tanto maggiore è il loro merito. Stesso discorso vale per gli studenti che hanno protestato: se son pochi rispetto a quanto avrebbero dovuto essere, è maggiore il loro merito perché hanno difeso la libertà di tutti.

Viceversa i 5000 (?) ciellini che sono andati a trovare il papa nella sala Nervi, essi rappresentano “Comunione e Liberazione”, anche se a tempo perso fossero anche iscritti alla Sapienza. Di costoro mi ricordo quando io negli anni 70-75 ero studente alla Sapienza: non li ho mai considerati miei colleghi, ma una sorta di marziani, che proprio in quegli anni sono serviti al dott. Buttiglione per diventare l’on. Buttiglione. Io non ho mai pensato di poter strumentalizzare gli studenti per diventare con i loro voti deputato. Quindi, l’on. Buttiglione non può in nessun modo spacciare quegli studenti in quanto studenti della Sapienza. Anche se dal loro tesserino dovesse risultare un’effettiva iscrizione alla Sapienza (e perché non hanno scelta la “Santa Maria Assunta”?), per il solo fatto di trovarsi nella sala Nervi in essi prevaleva il solo status di “fedeli”, cosa certamente legittima ma che non riguarda l’istituzione universitaria “La Sapienza” in quanto tale.

Idealmente al trio insolente Buttiglione-Ferrara-Fisichella dico che per fortuna ancora esiste in questo paese il diritto di NON essere cattolici ovvero non è stato ancora adeguatamente sancito il DOVERE di esserlo e diventarlo. Hanno menzionato incautamente la vicenda referandaria sulla fecondazione assistita dove il 75 per cento degli elettori si astenne dall’esprimere una volontà che fosse un “si” o un “no”: in tal modo si sono posti fuori dall3area della decisione e quindi valgo politicamente zero. Lo zero non può essere rappresentato. È stato anche incauto il riferimento perché dimostra il suddetto tentativo di confessionalizzazione di un’istituzione laica come La Sapienza. Inoltre, con il loro penoso ed ignobile tentativo di falsificazione dell’accaduto hanno posto loro stessi nella peggiore luce possibile il cattolicesimo, che così si caratterizza fondamentalmente come ipocrisia. Hanno ancora dato prova del fondamentalismo che esiste e che abbiamo a casa nostra tutti i santi davanti ai nostri occhi: il fondamentalismo cattolico. Dal fondamentalismo islamico fino ad oggi non siamo stati infastiditi, da quello cattolico lo siamo da ben duemila anni. Ho detto “fastidio”: al Fisichella che non ha bisogno di digiunare per apparire in televisione tutte lòe volte che lo vuole faccio presente che sono uno utenti disgraziati che si trova inflitta la presenza papale ogni santo giorno nella televisione di stato. Ciò che provo è “fastidio”, per giunta pagato con il canone. Pertanto, anziché sentirsi soddisfatto del grande spazio che il secondo lui giustamente la RAI dedica alle esternazione papale, deve un poco preoccuparsi di quanti per tanto impunito “fastidio” potrebbero un giorno chiedere il risarcimento al capo di un miliardo e duecento mila fedeli, tra i quali ahimé credo che dovrei esser pure io statisticamente compreso in quanto non audito fui fatto battezzare dai miei genitori.

Ritengo che la libertà anche da una confessionalizzazione surrettiziamente imposta sia un diritto per il quale battersi e per in quale intendo battermi dopo il round dei 75 per cento di astenuti. Quanto ai numeri ricordo alla setta dell’uno-trino: et si omnes ego non!

martedì 3 luglio 2007

Resta ancora più diviso il Paese che fu diviso

Versione 1.1

Spero di contenere in poco spazio le riflessioni da me indotte dalle notizie del giorno relative alla situazione di quelle coppie che devono andare all’estero per poter fare legalmente ciò che in Italia è proibito da un’assurda ed incomprensibile ingerenza vaticana. Con la tecnica dell’astensione che si aggiungeva ad almeno un venticinque per cento di astensionismo fisiologico il clero cattolico italiano pensò di aver vinto la sua battaglia confessionale, addirittura attribuendosi per intero un 75 per cento di consensi, laddove vi era solamente in “ni”. Fu un episodio vergognoso che in molti non potranno dimenticare e che peserà in tutti i rapporti presenti e futuri, all’insegna dell’ostilità e della diffidenza. I partiti, cioè i candidati eletti che vanno a costituire la Casta, possono fare tutti i compromessi che credono, ma l’animo dei cittadini accumula ciò che poi esplodere con la violenza dei terremoti e dei vulcani. Io mi chiedo innanzitutto quale possa essere lo stato d’animo dei cittadini che si trovano ad essere penalizzati da una normativa iniqua, fatta passare dai governi “liberali” di centrodestra solo per compiacere ad un clero “illiberale”. È poco dire che mi vergogno di questi politici. Se potessi li punirei adeguatamente. Per quella non piccola parte di cittadini cui non è ascrivibile la responsabilità per la sofferenza di altri concittadini direi che è molto importante non dimenticare ciò che è successo con il famoso referendum, il cui istituto viene sabotato o eluso tutte le volte che ciò torna utile alla Casta, che in questo momento storico è la più grande della disgrazie d’Italia. Di essa occorre liberarsi al più presto se davvero si vuol dare corso a tutte quelle riforme di cui il Paese ha bisogno. Con questa gente, con questa infamia genia, non sortirà mai nulla di buono.

RASSEGNA STAMPA
(che non commento)


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domenica 1 luglio 2007

Un libro che avrei voluto scrivere io: R. Fletscher, “La conversione dell’Europa. Dal paganesimo al cristianesimo. 371-1386”.

Versione 1.0

Mi sono procurato un libro di cui intendo fare minuziosa lettura, quello di R. Fletcher sulla Conversione dell’Europa. Me ne ha consigliato la lettura in inglese uno dei relatori al recente convegno linguistico organizzato da mio cugino Paolo Martino su promozione della Conferenza episcopale. Il libro mi era però noto. Lo avevo ordinato per la biblioteca del mio dipartimento insieme a molti altri libri ancora da leggere. Non mi è piaciuto per nulla il convegno vaticano, anzi la serie dei 47 convegni, che ritengo costituisca un’operazione ideologica, una colossale impostura. I relatori si sono individualmente concentrati su aspetti minimi, su ricerche loro assegnate, che in ragione del loro somma del loro numero avrebbe dovuto fornire fondamento scientifico alle tesi dell’Episcopato cattolico, che vuole un’Europa tutta cristiana. L’Europa non è nata cristiana, ma lo è diventata attraverso un piano preordinato che ha abbracciato almeno un millennio di conversioni spesso forzata e violente. È una storia di potere terreno, poco religiosa e poco edificante. Non credo che ciò abbia arricchito l’Europa rispetto a come era prima. Penso al contrario che l’abbia impoverita. Riuscire a ricostruire senza falsità e trionfalismi un simile processo mi sembra un compito intellettuale estremamente affascinante. Come Richard Fletcher lo abbia fatto, in che misura gli sia riuscito, quanto altro ancora vi è da scoprire, cercherò di vederlo con una lettura la più attenta possibile, pur nella contestualità di tanti altri obblighi di studio e di lavoro. Al di là di ogni giudizio sul merito di un’opera che mi accingo a leggere, ciò che trovo in primo luogo interessante è l’ambito della ricerca, normalmente inquinato dalle pie intenzioni di quanti affrontano simili imprese, ma di cui non è difficile intuire veritò che nessuno ha mai voluto o potuto narrare e che si possono ormai solo intuire, più o meno fondatamente. Anzi direi che la ricerca storica possa solo scoprire indizi sfuggiti a chi deliberatamente ha inteso cancellare ogni traccia di un delitto consistito nell’estirpazione violenta e sistematica di ogni traccia delle antiche religioni e degli antichi dèi. Da modesto filosofo cercherò di immaginare tutto quello che non potrò apprendere con un lavoro minuzioso di ricerca e di scavo. Purtroppo, i filologi che potrebbero fornire i primi dati grezzi si sono messi per la maggior parte al servizio di quel cattolicesimo o cristianesimo che ha detronizzato gli antichi dèi, la cui nostalgia tuttavia avverto sempre più con l’avanzare degli anni.